Quelli del ‘54

NON C'E' NIENTE DI SCRITTO, NIENTE CHE NON SI DEBBA RISCRIVERE UN'ALTRA VOLTA

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Utente: capehorn
Nome: CARLO
DOPO i QUARANTA URLANTI e i CINQUANTA RUGGENTI questo è il “MONDO ALLA FINE DEL MONDO” ..... a stetta BOLINA. SONO VIVO e ... ALLORA ... PROBLEMI ?

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lunedì, 09 novembre 2009

Il Cammino delle Verità - 2 -1

Capitolo II ° Parte I a
 
“A
 
 
llora Tarik” – Vilfredo apostrofò il giovane moro con la solita giovialità – Come và? Dura la salita, vero?”.
“Mio caro amico, non credevo di riuscire nell’impresa. – Rispose il giovane – Non è certo come a Roncisvalle, o sulle alte cime della Provenza. Qui il terreno è più erto, l’ambiente è più severo e non pensavo che a fine agosto, potesse esserci un freddo simile.”
Continuò con un ampio sorriso:
 “Comincia a rimpiangere il bel sole e il caldo di Salamanca, oppure la frescura degli aranceti intorno Cordoba.”
“ Mio caro amico. – Riprese Vilfredo con tono gutturale, e rivolto a Leoniero – Questi mori. Li togli dal deserto e muoiono subito di freddo. Cha razza di corpo hanno, che non sopportano se non il caldo? “
Si udì improvvisamente una voce venire dalla nebbia formata dalle nuvole, che continuavano a rincorrersi.
Era quella di fratello Aidan, il monaco anziano.
“Sbagli giovane figlio di Lubecca.”
E poi continuò ancora
“Non sai che le notti del deserto sono fredde e gelide, come le montagne che ci circondano?“
“Ma come?” Ribattè Vilfredo, con un certo disappunto. “Come è possibile che un luogo così caldo, nella notte diventi altrettanto freddo?” Terminò “Voi, che Iddio vi perdoni, state gabbando la mia scienza!”
Intanto il terzetto si era avvicinato ai due monaci e il più giovane aveva stampata sul volto la voglia di esplodere un una fragoroso risata.
“Certo, mio caro.”
Di rimando il fratello Aidan, serafico e calmo come non mai, continuò:
 “ Nel deserto le notti possono essere anche gelate. Come pensi che si possano abbeverare le bestie nel deserto? Con la brina che copre la loro pelle. Leccandosi, ottengono la poca acqua di cui hanno bisogno.”
Vilfredo lo guardò dubbioso, poi giratosi verso quello che chiamava Alì, lo guardò con occhio interrogativo.
“Mai stato nel deserto, io.” Disse, alzando le sopraciglia e abbozzando ad un sorriso.
Subito però aggiunse:
 “ Mio zio Abdul ha vissuto nel deserto. Te lo potrebbe confermare. Il fratello ha ragione, nel deserto le notti sono gelide.”
Leoniero, scosse la testa accennando a un sorriso e questa volta il frate giovane non riuscì più trattenere la risata, che uscì forte dalla sua barba nera.
Ora tra Vilfredo e fratello Domnall, il gigante con il saio, correva una simpatica inimicizia. Non mancava occasione che i due si stuzzicassero, si prendessero in giro con ironia e con un pizzico di malizia. Il giovane frate, non poteva competere con il più erudito Vilfredo, e questi doveva arrendersi di fronte alla sapienza del gigante, per ciò che riguardava le piante, le erbe. Erano a pari quando si trovavano seduti a una tavola imbandita. La rivalità, non era sulla quantità. A un banchetto offerto dal conte di Leonbeaux avevano tranquillamente mangiato un’oca a testa, senza apparente sforzo.
Avevano anche condiviso da buoni amici l’ultimo pezzo di pane secco e muffito, nei momenti di ristrettezza.
Vilfredo guardò Domnall, con uno sguardo carico di riprovazione e sul momento volle ribattere, ma si frenò e decise di aspettare il momento propizio per rendergli la pariglia.
Ormai avevano raggiunto anche gli altri che si erano fermati accanto ad un torrente, spumoso e veloce, che scendeva dalla montagna. Data l’ora, si era ormai vicini al mezzogiorno si decise di fare una sosta per rifocillarsi e riposare i cavalli.
Con mossa lieve ed elegante Margherita smontò dalla sua cavalcatura, un bel baio, dalle zampe agili e forti, mentre quello di Livio era un cavallo dal manto dorato, di forme più ridotte,ma di una resistenza incredibile.
La ragazza non attese, che qualcuno le reggesse la staffa o che la facesse scendere dall’arcione. Era una donna volitiva, di belle forme e le efelidi, che le punteggiavano il volto, le davano un’aria di eterna ragazzina. Tutt’altro che ragazzina era. Anche lei sapeva leggere e scrivere, era una discreta poetessa e cantava con voce melodiosa accompagnandosi con l’arpa e in più sapeva cavalcare, maneggiare la spada almeno per difendersi e ciò che più la faceva raggiante agli occhi di Leoniero, sapeva tirare con l’arco.
Anche per questo Leoniero se ne era innamorato e questo sentimento lo spaventava e gli rendeva la vita difficile, quando era accanto a lei. Timoroso di farsene accorgere, soprattutto dalla ragazza, teneva un comportamento un po’ distante, anche se troppo manieroso.
Fra tutti gli altri, il solo fratello Aidan, con quei suoi occhi pungenti, aveva intuito che il giovane era turbato più dalla vista di Margherita che da quella di una spada.
La ragazza si avvicinò al torrente e si levò il cappello che tratteneva i lunghi capelli color rame, li scosse e messe le dita nei capelli, iniziò a grattarsi con forza. Quasi a far circolare l’aria in quella massa, poi li raccolse a crocchia e con uno spillone, tolto dal bavero del giubbetto di velluto, li fissò per non averli sul volto e senza tema, riempite le mani di quell’acqua fredda se la gettò sul volto. Ripetè l’operazione più volte. Si sentiva fresca, ma non contenta, levò il giubbetto e rimboccate le maniche, immerse le braccia in quella gelida corrente. Rifiutò il canovaccio che Livio le porgeva, lasciando che fosse l’aria a asciugarla.
Anche gli altri fecero altrettanto, disponendosi lungo le sponde del torrente, badando bene di mettersi a monte dei cavalli, che intanto stavano abbeverandosi.
 
Il Monaco Bianco

postato da: capehorn alle ore 11:31 | link | commenti (12)
categorie: monaco bianco
domenica, 08 novembre 2009

Ufficio Facce

Inizia la quarantaseiesima settimana dell'anno:
 
L’Ufficio Facce suggerisce di accedere consapevolmente al mistero dell’amore!!!
 
Noi, quelli del '54

postato da: capehorn alle ore 10:33 | link | commenti (22)
categorie: ufficio facce
giovedì, 05 novembre 2009

Il Cammino delle Verità - 1-3

Capitolo I °- Parte III a
 
I
 
 
n mezzo alla fila di armati al seguito di quello che i due giovani, chiamavano “Corno da parata”, cavalcavano Margherita degli Incisa, pupilla del Marchese del Monferrato, bellissima fanciulla di diciottenni; capelli color rame e grandi occhi verdi, come due smeraldi. Al suo fianco lo scudiero Livio, che a Leoniero, non era mai andato simpatico. Non perché sentisse in lui un rivale. Di cosa poi; Margherita era di nobile casata, pupilla di un potente signore che aveva terre e uomini nel Nord Italia e incuteva timore alle grandi case. Lui era solo un grandissimo arciere e una buona guida, figlio del Maestro falconiere e della prima cameriera dei Conti di Camerana. Era un giovane aperto e curioso, pronto all’avventura e ai viaggi, tanto che il Conte in persona gli aveva consegnato le patenti, benedette e dal Santo Padre e dal Vescovo di Asti, per intraprendere a suo nome il pellegrinaggio al santuario di Santiago di Compostela. Non dobbiamo sorprenderci di questo fatto. Le difficoltà e i disagi da affrontare, ma soprattutto il timore di perdere il potere, faceva sì che il papato permettesse che persone di provata fiducia prendessero parte ai pellegrinaggi in luoghi sacri al posto dei potenti di allora e che quest’ultimi ne godessero appieno i benefici. Quindi sulle strade che portavano a Roma, a Gerusalemme o a Santiago, potevamo incrociare pellegrini con le insegne di questo o quell’altro potente, che si recavano nei luoghi santi in vece loro. Così Leoniero era quasi un anno che viaggiava per il Sud dell’Europa e ora stava rientrando a casa portando con se la pergamena che attestava il pellegrinaggio del Conte a Santiago. Leoniero a testimonianza del viaggio si contentò di prendere per se e i genitori e come offerta votiva alla parrocchia, la conchiglia simbolo del pellegrinaggio.
Portava a casa la pelle ed era già un successo enorme.
Buoni ultimi a chiudere il corteo vide avvicinarsi due figure. Una, a dorso di un docile quanto forte mulo, l’altra con la mano alla cavezza dell’animale. Due monaci, quello in arcione con una bella barba sale e pepe, un serafico sorriso stampato sulla bocca e due occhi arguti e indagatori, l’altro un gigante dalla barba nera, con un bastone di quercia dal puntale di ferro nell’altra mano A ben vedere quelle mani erano più da armigero che da pio uomo di pace.  Stavano cantando una litania in una lingua che i due giovani avevano imparato a sentire, ma di cui non conoscevano assolutamente il significato. Neppure Vilfredo, che come uomo d’arme, conosceva un po’ di francese ed un po’ d’ italiano, il latino e il greco, sapeva leggere e scrivere e per aver venticinque anni era istruito come un professore universitario. Erano due monaci irlandesi dell’antico convento di San Ciaran, nel cuore dell’Irlanda gaelica. Cantavano le litanie nella lingua natale, così trascorrevano le ore di cammino, interrompendosi per lunghi momenti di silenzio oppure, quando si presentava l’occasione, cibandosi di lamponi e mirtilli trovati lungo il sentiero. Ultimo a chiudere restava un giovane dal bell’aspetto e con vesti semplici, però eleganti. In testa aveva un turbante e una scimitarra al fianco e un lungo e pesante caffettano di lana indosso. Si vedevano solo due occhi come tizzoni, spuntare dalla sciarpa che gli avvolgeva il volto, aveva mani forti, ma curate, dalla pelle scura come fosse stato a lungo esposto ai raggi del sole. I due giovani lo chiamavano Tarik e con i monaci e qualche volta Margherita erano gli unici che gli rivolgessero la parola. Era un giovane, che il caso aveva fatto incontrare con Leoniero e si era dimostrato, non quel feroce infedele, come erano dipinti tutti gli arabi, bensì di ottimo carattere, aperto e simpatico e aveva presto imparato a parlare un poco l’italiano, ma con il monaco anziano parlava un fluente latino da lasciare a bocca aperta. Conosceva la filosofia, la storia, la matematica ed era rimasto incantato dalla possanza delle cattedrali che avevano incrociato nel loro cammino in terra di Francia. Doveva considerarsi prigioniero di Vilfredo, ma si era verso la fine di quel viaggio.
La sua prigionia era più formale che sostanziale. Incuriosito dagli usi e costumi delle genti che incontravano, faceva sempre mille domande e pazientemente attendeva le risposte. Si era dimostrato all’occorrenza uno spadaccino e un valoroso e aveva difeso Margherita, in occasione dello scontro di Roncisvalle, con un furore misto a ferocia senza pari. Vilfredo gli era entrato in confidenza e nei discorsi fatti durante le veglie intorno ai fuochi aveva saputo un po’ della sua storia. Figlio di una delle concubine del Sultano di Salamanca e preso a ben volere da un padre, che non lo aveva riconosciuto nella sua discendenza. Quindi fu avviato alle lettere più che alle armi e con il passare del tempo, si aveva una solida cultura e desideroso di apprendere era ormai in viaggio da diversi anni. Non si considerava più veramente un arabo, ma neppure poteva vantarsi di essere europeo. Fedele ai principi dell’Islam, aveva smesso di guardare gli altri come infedeli, ma ne accettava gli usi e costumi a patto che altrettanto si facesse con lui. Stupiva per le sue conoscenze e il carattere educato e socievole era stato viatico in varie corti. Mandava regolarmente messaggi sulle sue scoperte a Salamanca e redigeva un suo personale diario di viaggio. Era diventato un viaggiatore curioso e acuto osservatore delle società con cui veniva in contatto. In poche parole, a quel tempo poteva considerarsi un uomo di mondo.
Questa è la compagnia che sul quel sentiero, stava portando a compimento il proprio personale pellegrinaggio. Per qualcuno sarebbe stato l’ultimo sentiero percorso, per altri il primo di una lunga serie.
 
Il Monaco Bianco

postato da: capehorn alle ore 00:24 | link | commenti (14)
categorie: monaco bianco
lunedì, 02 novembre 2009

Alla vostra sinistra noterete ....

Cari ospiti, vogliate guardare nella colonna alla vostra sinistra e notare.
Noterete che un nuovo orpello fa bella mostra di se.
Sì è quell'occhio azzurro, indagatore racchiuso nella dentelletura filatelica.
Un premio piccinopicciò, ma gradito ( http://viaggiattrice.splinder.com ) ed io in un momento di pavoneggiamento delirante ho voluto adornarmi.
Eppure, non contento di questo esaltante delirio, lo voglio elargire, con la gioia di come l'ho ricevuto ad altri dieci compagni di viaggio.
Chi ha già ricevuto un premio, non storca il naso. Come pure si trova fuori classifica.
Non siate avidi di benemerenze, non abbandonatevi alla compulsa bulimia di onoreficenze. Arriveranno altri premi spero ed io con gioia li condivedrò con voi.
Visto che lo debbo dichiarare e motivare, sia:
  1. Archmdl = non debbo ristrutturare casa e il mio potrebbe apparire un risibile baratto. Al richiamo della terra comune è difficile sottrarsi. http://sullasciadelnulla.splinder.com
  2. Azalearossa1958 = un rubescente ancorché rustico arbusto non potrà che esserne ingentilito.   http://azalearossa1958.splinder.com
  3. CarisWooler = Perché possiede l'unico posto dove ti possono mettere in un angolo. E ci stai anche volentieri. http://carisw.splinder.com
  4. Nicolavitale = perché la vita é un dare ed anche un ricevere. Grazie.  http://freddoangelodifuoco.splinder.com
  5. Nico24 = Quest'anno é il tuo anno. Che ti sia di viatico per il futuro.  http://occhilimpidi.splinder.com
  6. JackLindermeir = coltivare ironia, intelligenza e amor proprio, non é coltivare datteri nel sud Irlanda.  http://ehbeh.splinder.com
  7. mammaP = nella speranza che un poco di matematico sapere mi cada addosso e vi rimanga.  http://zeroluna.splinder.com
  8. Morfea77 = perché mi ha invischiato nella poesia ed io pretendo di capirla, ma é noto a tutti che come intewrprete di poesia sono meno di una cippa. Ma lei é tanto buona con me. http://never-tear-us-apart.splinder.com
  9. Melogrande = perché é nato il 20 aprile, come me; e questo già é più che sufficiente. http://melogrande.splinder.com
  10. Mulisinasce = senza se e senza ma. Domande giuste al momento giusto. Risposte adeguate e appassionate. http://gemellipensieri.splinder.com
Grazie di cuore per quanti mi sono compagni.

Noi, quelli del'54  ( e basta !! )

postato da: capehorn alle ore 17:56 | link | commenti (37)
categorie:
domenica, 01 novembre 2009

Ufficio Facce

Inizia la quarantacinquesima settimana dell'anno:
 
L’Ufficio Facce consiglia:
Fate come me,
diventate onesti spacciatori di
fuffa!!!
 
Noi, quelli del '54

postato da: capehorn alle ore 15:51 | link | commenti (17)
categorie: ufficio facce